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L'obiettivo è accendere focolai, usare i “compagni” militanti come marionette insufflando loro il veleno dell'odio antifascista, facendoli sentire legittimati ad offendere, assaltare, aggredire, anche uccidere forse, in nome del solito feticcio. Usare la stampa amica come un maglio per deformare le verità, lamentando la mancanza di sicurezza ed il pericolo “fascista”, e poi concluso lo spettacolino, rilasciare i fili, abbandonare le marionette a se stesse, e sperare di poter continuare a gustarsi la comodità delle poltrone per un altro quinquennio, confidando nello strepitus fori creato ad arte.
Così, una dozzina di emarginati raccolti nelle sigle più disparate della galassia dei partiti della sinistra radicale, le marionette appunto, tentano un attacco allo stand di Casapound allo scopo di farlo chiudere. Ovviamente non ci riescono perché si interpone la polizia, la quale – per consentir loro comunque una sorta di sfogo onanistico che precede il rilassamento e la soddisfazione psicologica – non impediscono la messa in scena – fra i viali della fiera – di una gazzarra, con tanto di esposizione di striscioni dinnanzi alle postazioni televisive.
Fra le lamentele, quella al Sindaco Emiliano (compagno di partito del Ginefra ma a differenza di quest'utimo dotato di onestà intellettuale) reo di conoscere personalmente i militanti di Casapound Bari e di essersi rapportato con loro nell'ambito della risoluzione delle problematiche delle famiglie in emergenza abitativa del quartiere di Palese, che Casapound rappresentava. “Li conosco, sono bravi ragazzi” ha espresso con disarmante sincerità il Sindaco “hanno anche collaborato col comune di Bari”.
Ovviamente questo, i vari nestore proletari accorsi alla protesta, non potevano saperlo. E non ci riferiamo qui solo all'impegno di Casapound, ma proprio al degrado delle periferie baresi e all'indigenza cui sono costrette le famiglie italiane che ci vivono. Non potevano saperlo impegnati come sono a predicare un egualitarismo ciarliero al quale si sottraggono non appena rientrano nella loro privacy, all'ora dei pasti. "Bari è antifascista...e il Sindaco ?" recava demenziale la scritta sullo striscione.
Come a dire: non importa se costoro si occupano dei quartieri, si battono per le famiglie in emergenza abitativa, propongono soluzioni alle istituzioni, e tutto questo lo fanno in coerenza col proprio punto di vista: l'antifascismo è una fede, e il fascismo un nomen che vomita automaticamente contumelie scritto su una etichetta da appiccicare addosso a chi si crede. Non è ontologia, condotte, estrinsecazione. Chi non è antifascista è fascista, senza mezze misure: si contamina. Anche il Sindaco di sinistra.
E' chiaro che solo una frangia di integralisti può condividere un ragionamento del genere, che porta a condotte aberranti.
La fiera è proseguita nei giorni seguenti senza problemi. Fra sabato e domenica l'afflusso di persone è notevolmente aumentato, decretando il successo delle nostre iniziative e della nostra stessa presenza. Di riguardo anche l'attenzione all'angolo espositivo con i prodotti locali allestito per introdurre un progetto pilota che ci si augura veda Casapound nelle vesti di trade d'union fra consumo consapevole ed impresa agroalimentare virtuosa.
Le difficoltà di tale esperienza hanno rappresentato una inedita occasione di coesione fra le varie associazioni e realtà d'area che sono accorse per dare man forte all'evento.
E' stato bellissimo ritrovare tutta assieme la nostra gioventù, per una volta, unita in una muraglia umana.
E' stata questa una visione impagabile, che ristora da qualsiasi fatica.


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